Sempre nel ’99 in un giovedì di ottobre, faccio un salto al compleanno di un’amica al Charro Cafè, localino appartenente alla famosa catena, durante la serata organizzata da due personaggi che conoscevo da tanto ma non bene, Gianmario e Pierfra, e così chiacchieriamo un po’ e nasce l’idea di fare qualcosa insieme. Da lì a poco il Charro chiude per i soliti problemi di rumore (un’epidemia!!) e la loro serata si sposta, questa volta con me compreso, al Capital Town, discopub in centro aperto da poco e bisognoso di un buon lancio pubblicitario. Nel gruppo nato per tale impresa ci sono anche Donald, Paco e Pippo, già mio socio in diverse occasioni di feste e serate. Quasi una scommessa, perché il Capital, discopub di impostazione rock, non si presta molto al tipo di pubblico che ci segue solitamente, bolognese centraiolo e universitario elegante. Ma in men che non si dica il giovedì del Capital decolla e si crea l’appuntamento: una strana combinazione di cene tex-mex, rock dal vivo con vari gruppetti emergenti e naturalmente la mia musica piuttosto divertente fanno del nuovo giovedì una tappa obbligatoria per chi esce durante la settimana. La novità diventa ben presto una consuetudine: il Capital va alla grande e siamo sempre pieni imballati di gente, e di bella gente!
In questo periodo quindi lascio gradualmente il ruolo di organizzatore per intraprendere soltanto quello di disc jockey; cosa che mi alleggerisce di molti impegni e mi permette di dedicarmi maggiormente ‘al fascinoso mestiere del dj’. Necessità ormai impellente perché a differenza di molti colleghi legati all’uso del vinile, io faticavo non poco per riuscire a trovare in cd (originali!) tutti i vari successi da discoteca. Mi toccava infatti fare il giro di 4 o 5 diversi negozi del settore almeno un paio di volte alla settimana, spesso e volentieri trovando poco o nulla, mentre invece diversi amici deejay si limitano a passare ogni tanto nello stesso negozio per ascoltare e ritirare i dischi che magari gli sono stati tenuti da parte. Su cd la musica da discoteca con le versioni che si usano nei locali non si trova quasi per niente, infatti soltanto un 10% scarso del mercato da disco viene stampato anche su cd e di solito succede dopo mesi che il brano è uscito in vinile e in pochissime copie distribuite nel circuito come col contagocce. Però in qualche modo mi arrangio: oltre alle dieci-quindici tappe obbligatorie settimanali, mi faccio spedire le novità più rare da un paio di negozi specializzati, uno di Parigi, l’altro di Miami, e bene o male riesco a tenermi aggiornato. Nell’epoca di Napster (e compagnia bella…), dei nuovi P2P e dell’uso smodato degli mp3 noi disc jockeys siamo costretti dalle leggi italiane (le uniche al mondo!) all’utilizzo esclusivo di supporto fonografico accompagnato dal bollino SIAE, quindi rigorosamente originale. Infatti il cd masterizzato significa reato di contraffazione, quindi di truffa; nell’uso privato è tollerato ma in quello professionale è severamente punito, anche se magari è soltanto una copia di materiale originale, come cd e dischi vecchi o rarità di cui si è in possesso.

Dopo questa parentesi di sfogo e protesta, ritorniamo al filo del discorso. Con il successo clamoroso del giovedì del Capital Town inizia la mia collaborazione con una parte di quello che diventerà lo staff Mandarino. E che prosegue la stagione successiva con il mio ingaggio alla consolle del lunedì del Jam, una serata giunta ormai al quinto anno, appuntamento consolidato per la bella gente e famoso per la presenza costante di splendide universitarie. Una vetrina raffinata per tradizione, una stagione però difficile per gli innumerevoli problemi del locale legati al volume della pista, che quindi pian piano viene praticamente azzerato con notevoli conseguenze sull’andamento della serata nel tempo. Parallelamente al Jam intraprendo anche l’avventura del martedì al Cohiba, un’happy hour con musica organizzata da Tommy & Sasà (futuri Mandarini) e Gianluca & Alessio (pulipù!): serata di stampo universitario frequentata anche da numerosi bolognesi, che propone un giusto cocktail tra ristorante, pub e musica divertente, in un localone enorme ben arredato e curato nei particolari, tutto improntato sull’atmosfera cubana. Un altro successo! Che viene replicato per ben tre anni con la stessa formula e che solo nel novembre 2002 ha subito un cambio d’impostazione, proponendo musica rigorosamente anni ’80 e, devo dire, ottenendo ancora più soddisfazione e il locale pieno fino alla fine della stagione! Una correzione in corsa perfettamente indovinata!

Nell’estate 2000 inizio un’altra collaborazione duratura, quella che mi lega per cinque anni consecutivi ad uno dei più bei locali all’aperto della zona di Bologna, Forte Jola. Strategicamente posizionato sui colli sopra la città, riesce a fare il pienone in pochissimo tempo, grazie ad un buon ristorante e alla sensazione che trasmette, di allegria e freschezza, collocandosi a metà tra l’idea del parco e quella del locale notturno. Anche qui un’ottima clientela selezionata, quasi esclusivamente bolognese, assemblata e ben orchestrata da un gruppo di organizzatori tra cui Pippo, il Monte e gli inseparabili Niky & Daniele, già miei soci al tempo del fortunato martedì al Jam nell’ormai lontano 1997. Nell'estate del 2004 poi il locale viene completamente rinnovato e cambia in parte anche la società che ne è proprietaria e lo staff organizzativo: le cose addirittura migliorano e da disco-parco pian piano ci avviciniamo all'idea di vera discoteca estiva; la nuova formula funziona e si fa subito il tutto esaurito! Kilometri di macchine parcheggiate lungo i colli tutti i venerdì stanno a testimoniare quanto successo riscuota questo locale nel panorama della programmazione estiva a Bologna.

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